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Home Forum Convivere con l’alzheimer Il senso di solitudine

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  • #557 Rispondi
    Antonella
    Ospite

    Perché, pur non essendo fisicamente da soli, si prova un profondo e incolmabile senso di solitudine?

    #558 Rispondi
    Maria Felicita Blasi
    Ospite

    Il senso di solitudine che prova chi è affetto dal morbo di Alzheimer deriva dalla nuova condizione che vive, in seguito alla quale ha la sensazione di essere da solo, in quanto non ha più con la realtà lo stesso rapporto che aveva prima di ammalarsi. E’ assalito da un senso di smarrimento, di disorientamento, tale da non riconoscere come familiari le cose, le persone, gli amici che lo circondano. Tutto gli risulta estraneo. E’ come quando si parte e ci si reca in un luogo sconosciuto, dove non si incontrano persone che possano rappresentare punti di riferimento; allora è inevitabile sentirsi da soli e, quindi, anche insicuri.
    E’ importante, perciò, far percepire al nostro caro non solo che noi siamo con lui, pronti a condividere questo suo disagio, ma che esistono anche centri, in cui operano persone che sapranno sostenerlo, guidarlo, cercando, con le giuste strategie, di fargli conservare, quanto più possibile, ciò che ancora non ha perso completamente.

    #559 Rispondi
    Maria Felicita Blasi
    Ospite

    Il senso di solitudine che prova chi è affetto dal morbo di Alzheimer deriva dalla nuova condizione che vive, in seguito alla quale ha la sensazione di essere da solo, in quanto non ha più con la realtà lo stesso rapporto che aveva prima di ammalarsi. E’ assalito da un senso di smarrimento, di disorientamento, tale da non riconoscere come familiari le cose, le persone, gli amici che lo circondano. Tutto gli risulta estraneo. E’ come quando si parte e ci si reca in un luogo sconosciuto, dove non si incontrano persone che possano rappresentare punti di riferimento; allora è inevitabile sentirsi da soli e, quindi, anche insicuri.
    E’ importante, perciò, far percepire al nostro caro non solo che noi siamo con lui, pronti a condividere questo suo disagio, ma che esistono anche centri, in cui operano persone che sapranno sostenerlo, guidarlo, cercando, con le giuste strategie, di fargli conservare, quanto più possibile, ciò che ancora non ha perso completamente.

    #564 Rispondi
    Giulia
    Ospite

    Prendersi cura di una persona malata di Alzheimer è impegnativo. Tanto che quando si parla di persone colpite dalla malattia, si aggiungono alle statistiche, quasi sempre, le persone coinvolte nella cura dei malati. Perché questa forma di demenza si ripercuote inevitabilmente anche su chi vive accanto a chi ne è affetto, soprattutto se curato in casa. Il senso di frustrazione, di stanchezza, solitudine e talvolta di rabbia, nel vedere una persona cara cambiare carattere e comportamento, sono comuni tra tutte le persone che si prendono cura dei malati, così che a volte siano loro stessi a dover chiedere aiuto a qualcun altro per gestire il malato, la situazione, sia psicologicamente sia a livello pratico.
    Bisogna imparare a riconoscere i campanelli di allarme che possono agire a livello fisico e psicologico, aumentando lo stress, favorendo l’insorgenza di problematiche fisiche e psicologiche come depressione e indebolimento fisico, impedendo quindi di potersi prendere cura come si dovrebbe del proprio caro.

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